Il museo di Groningen in Olanda ha da poco cambiato aspetto. A quindici anni dalla prima inaugurazione, l’edificio cambia vita e forma grazie agli interventi di Maarten Baas, Jaime Hayon e Studio Job, che hanno enfatizzato l’idea già presente in precedenza, di inserire le opere d’arte in spazi architettonici che fossero attivi, capaci di interagire con la creazione stessa, generando curiosità e attese. Il museo, quasi un patchwork, è risultato di un’architettura che sembra mescolare immagini, volumi, colori, materiali, nonché autori ed epoche diverse, ed è fatto di padiglioni separati. Prevede fin dall’inizio la presenza di alcuni architetti permanenti tra cui: Michele De Lucchi, Philippe Starck e Coop-Himmelb(l)au.
Il progetto è nato dall’idea di creare un’isola di cultura, quasi una cittadella delle arti, in cui ogni zona è ibrida, e anche l’esterno ricrea per ogni sezione culturale, una diversa identità visiva: storia, design, artigianato, arte classica e contemporanea corrispondono quindi ad una propria rappresentazione architettonica.
La quantità di pubblico è di molto superiore rispetto all’inizio, e questo ha reso necessaria la sostituzione di alcuni materiali ormai consumati e la realizzazione di nuovi impianti e funzioni necessari alla nuova logica del Museo.
Tra le importanti ed interessanti novità, le grandi facciate di ceramica serigrafata realizzate dalla ditta Makkum. Il risultato degli originali interventi attuati sull’edificio gli regalano una nuova immagine più attuale e giovane mantenendo però allo stesso tempo i principi strutturali dell’inizio continuando a fluttuare e riflettersi sul canale dal quale sorge.















